John Irving è un grande narratore, caustico e feroce, tenero e clownesco. Uno dei pochi che riesce a racchiudere nei suoi romanzi tutte le contraddizioni dell’anima americana. Peccato che il cinema, fin da Il mondo secondo Garp, non gli abbia mai reso giustizia. Stavolta, visto che lo sceneggiatore è lo stesso Irving, si sperava in qualcosa di meglio, ma lo scellerato autore ha fatto a pezzi la sua stessa storia, lasciando che un mediocre Lasse Hallström trasformasse in cartolinesca calma piatta quel che nel romanzo è invece politica provocazione (filo-abortista) e filosofia esistenziale. Se il film si conquista due risicate stelline è solo in virtù degli attori: Tobey Maguire ha la giusta perplessa ingenuità. E Michael Caine è sublime.
Stefano Lusardi su “Le regole della casa del sidro”
Sabato, Ottobre 13th, 2007